Archivio per luglio, 2013

In Italia abbiamo un serio problema sanitario. E non ce ne rendiamo conto abbastanza. Prima o poi il Servizio Sanitario Nazionale dovrà agire. Si tratta di una sorta di amnesia irregolare e strisciante.

Sì, perché nel corso del tempo accadono dei fatti che, a distanza di anni o forse di mesi, gli italiani tendono a dimenticare. A mio avviso perché sono infinocchiati dal sistema dei mass-media. Non  serve nemmeno che mi metta ad elencare tutti i controsensi logico-temporali che nel corso degli anni hanno visto protagonisti i principali esponenti della cosiddetta “società italiana”.

Oggi però non voglio soffermarmi su uno di questi fatti. Voglio parlare di uno che non dovrebbe farsi facilmente prendere per il naso, uno che conosce e riconosce le bugie di regime.

Marco Pannella.

I Radicali stanno proponendo sul territorio nazionale una raccolta firme per la presentazione di 12 quesiti referendari, aventi oggetto temi della giustizia (separazione carriere, abolizione ergastolo, revisione della custodia cautelare, responsabilità civile dei magistrati, ecc.), delle politiche antidroga (abolizione pena detentiva per reati “leggeri”), immigrazione clandestina (abolizione reato clandestinità), della famiglia (divorzio breve) e di due cavalli di battaglia dei Radicali: 8 x mille e finanziamento pubblico.

Indovinate un po’ voi chi, con un tempismo che definire sospetto è riduttivo, ha dichiarato di appoggiare i quesiti?

Il PDL.

Guarda caso arriva proprio all’indomani della decisione della Cassazione di fissare l’udienza del processo Mediaset il 30 luglio. Che vede come imputato Berlusconi. Guarda caso. E guarda caso i referendum riguardano tematiche inerenti la giustizia (o forse sarebbe meglio dire “la professione di magistrato”). Guarda un po’! Già una prima domanda sorge spontanea. Ammesso e non concesso (proprio per niente) che queste leggi siano giuste, che cosa hanno fatto loro in dieci anni di maggioranze schiaccianti in parlamento? Nulla. E Pannella già mi scade.

Ma se guardiamo il complesso dei quesiti referendari, il lato grottesco di questa vicenda è ancora più evidente. Ve ne sono due in particolare, che, pur non avendo attirato l’interesse morboso del PDL, fanno sorgere qualche dubbio sulla logicità di questo endorsement. Mi riferisco al referendum sulla depenalizzazione dei reati “leggeri” in tema di droga (la legge attualmente in vigore è chiamata Fini-Giovanardi, portata aventi proprio dal Governo Berlusconi) e la modifica delle leggi sull’immigrazione (questa volta le leggi in questione sono la Bossi-Fini e  la Maroni, che ha introdotto l’odioso reato di clandestinità, sempre sotto i Governi Berlusconi).

La mia domanda ad un uomo navigato come Pannella è: come puoi accettare il sostegno di un partito che è il principale artefice delle leggi che proponi di abrogare con i referendum? Anche se il PDL, sosterrà solo i quesiti sulla giustizia, è inevitabile che questo endorsement porti consenso (e quindi firme e visibilità) anche sugli altri referendum. Come puoi accettare e sopportare una simile manfrina, frutto soltanto della smodata voglia di un “simil-partito” di aggredire e punire la magistratura per salvaguardare gli interessi di un singolo individuo?

Pensa a questo la prossima volta che accetterai il sostegno ai tuoi referendum da parte di un dirigente PDL. Non pensare al consenso, ma pensa piuttosto che costoro sono i principali responsabili del degrado politico, civile e morale che questo paese sta vivendo e contro cui tu ti prometti di lottare.

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Indignati, parte seconda.

Pubblicato: 13/07/2013 in Politica

È tempo di farlo. Ancora.

Di fronte all’epoca più maleodorante e corrotta che la scena politica italiana abbia mai vissuto, è necessaria una mobilitazione civile, sociale e morale da parte di coloro che vogliono ancora combattere e lottare per liberare questo paese dalla morsa del malaffare e della mediocrità, nonché dal tentativo della classe attualmente dominante di conservare lo status quo.

All’indomani delle elezioni di febbraio, i due principali partiti, preoccupati dal risultato elettorale e da un’eventuale ondata di cambiamento che avrebbe messo in pericolo, oltre che la loro sopravvivenza, anche la possibilità di garantirsi un salvacondotto per le azioni commesse in anni di potere, hanno prontamente sfornato una strategia di inciucio, con l’effetto immediato di rendere ancora più iniqui i risultati della scandalosa legge elettorale. A quale scopo? Intanto, allontanare dalle stanze dei bottoni il M5S, composto da esponenti i quali, essendo estranei al gigantesco inciucio che è e che è stata la politica italiana, avrebbero potuto sollevare il coperchio del vaso di Pandora, contenente le malefatte dei politici italiani dal dopoguerra ad oggi. In secondo luogo per prendere tempo. Così stanno tentando di far calmare le acque, con la speranza che l’elettorato percepisca la paura di un cambiamento dello stato attuale delle cose. Ci provano con un governo la cui operosità viene gonfiata a dismisura dal 95% dei media, che nel frattempo gettano fango a piene mani su chiunque cerchi di far emergere un punto di vista differente. Penso che tutti ricordiamo che mentre i mass-media si sbizzarrivano sulle discussioni in tema di diaria nel M5S, Berlusconi veniva accusato di aver comprato il voto di un senatore per fare cadere un Governo democraticamente eletto. E ditemi voi cosa è più importante.

Questa è la premessa. L’attualità ci parla di uno Stato che dopo aver espulso senza nessun presupposto legale una bambina di sei anni e sua madre, consegnandole allo Stato che le perseguita (violazione del Trattato sui rifugiati), ora si ravvede e dice che le due “possono tornare”. Va bene: che tutti gli agenti che hanno partecipato all’espulsione (o forse rendition?), e i loro superiori di ogni grado, siano spediti in Kazakistan a prelevare, come hanno fatto qui, le due donne e le riportino qui. Immediatamente. Questo mi andrebbe bene come ravvedimento.

Oppure parliamo di un parlamento bloccato per un giorno per la protesta di un partito. Protestano per cosa? Perché il loro leader, ineleggibile in parlamento per un conflitto di interessi risalente al ’94, pluri-indagato dalla magistratura per reati comuni (prostituzione minorile, concussione, frode fiscale, quindi reati non politici), con alle spalle numerose condanne in primo e secondo grado e una prescrizione in Cassazione, rischia una condanna definitiva che forse lo vedrebbe interdetto da qualsiasi carica pubblica. Questa non è politica, è difesa dell’indifendibile. Questo personaggio non avrebbe mai dovuto varcare la soglia di nessuna istituzione dello Stato, così come numerosi suoi accoliti. Invece noi tolleriamo che essi blocchino i lavori dell’istituzione eletta dal popolo per un’azione intimidatoria nei confronti della magistratura. Fatto ancora più scandaloso: il PD li segue a ruota e avalla la loro richiesta di sospensione, a testimonianza che, dopo le elezioni, queste due forze politiche hanno gettato la maschera: sono indissolubilmente colluse tra loro nel fine di conservare impunità e potere.

Qui c’è bisogno di noi. Tutti coloro che sono contrari a questo spettacolo indecoroso hanno il diritto/dovere di mobilitarsi. All’interno delle aule parlamentari non possiamo che constatare che ormai l’unico argine allo strapotere della collusione PD-PDL è il M5S, il quale, pur con numerosi difetti di organizzazione e comunicazione, in parlamento si impegna per un boicottaggio dell inciucio che sta speculando sulle macerie di questo paese.

ATTENZIONE: questo articolo non vuole sostenere il M5S come forza politica da votare, quella sopra è una semplice constatazione. Invece, quello a cui siamo chiamati è una mobilitazione civile, indipendente dai partiti. Parlo di quel tipo di manifestazioni, cortei, sit-in che possono far capire a questi soggetti che ci siamo anche noi. Scioperi, picchetti…tutto ciò che può servire a scuotere la coscienza addormentata di questo paese.

A me piacerebbe chiamarla, Indignati, parte seconda. Sulla scia di quel movimento di protesta che culminò in una oceanica manifestazione il 15 ottobre, abilmente influenzata in modo da essere ricordata per gli scontri, proprio per abbassarne la portata politica.

È tempo di farlo, ancora. Forse non avremo più occasione di indignarci in futuro.