Uccisi da un emendamento

Pubblicato: 16/12/2012 in Personale
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Questo non è un articolo di cronaca.

E non è nemmeno un articolo in cui si vuole soltanto sottolineare il fatto che a rimanere vittime dell’ennesima strage americana siano dei bambini, a differenza delle altre occasioni.

Questo è un articolo di denuncia. Vi scrivo oggi per denunciare che ad armare la mano per la sanguinosa impresa di una persona disturbata mentalmente è stato un emendamento, precisamente il secondo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America. Mi fanno pena coloro che ogni volta si chiedono: “perche?”. Come ci fosse ogni volta una motivazione specifica per gesti simili.

Le persone non sono macchine perfette. I disturbi mentali non possono essere additati  come colpevoli di stragi di questo genere. In realtà i mass media stanno nascondendo il problema. Non capiscono che ciò che fa vivere agli americani attimi di terrore, e sarà così sempre spesso, è solo e soltanto un residuo di un’epoca passata, mantenuto vivo da un motivo che nulla avrebbe a che fare con l’integrità morale di una Costituzione: il denaro.

Nel 1791, e per ironia della sorte il 15 dicembre del 1791, 221 anni prima la terribile strage della scuola di Newtown, Connecticut, avvenne la ratifica di quella Costituzione. Un motivo logico per sancire il diritto a possedere e portare in giro armi da fuoco c’era. Gli Stati Uniti di allora (tredici a differenza dei cinquanta odierni) si erano appena conquistati una faticosa indipendenza dal Regno Unito. Ad occidente si estendeva un territorio immenso e sconosciuto. Era un paese nato in guerra. C’era qualcosa da cui difendersi. Oggi il paradosso è che questa situazione è rovesciata.

Gli americani si trovano a vivere nel terrore, e sarà sempre peggio, di non vedere i loro figli tornare a casa per garantirsi l’illusione di essere più sicuri in casa loro. Imboccheranno sempre più una spirale barbarica facendo sempre più affidamento sulle armi da fuoco per sentirsi più sicuri nei confronti di chi possiede altre armi. Stanno barattando la loro sicurezza REALE nei luoghi pubblici con una sicurezza SULLA CARTA, che perde sempre più valore con il passare del tempo. E’ una questione puramente matematica: se le armi aumentano, aumenteranno anche le armi che finiranno nelle mani sbagliate e come tutela se ne acquisteranno ancora di più. E’ il cane che si morde la coda.

Ma la colpa non è della gente.

Loro sono stati educati per questo. Vengono bombardati ogni giorno da messaggi che dicono che possedere un’arma è un diritto. Un diritto sancito dalla Costituzione che fa aumentare la sicurezza della propria famiglia, il loro bene più caro, e che rende l’America un paese più sicuro degli altri. Si guardano bene dal far capire però che quelle paroline scritte nel secondo emendamento (e la loro interpretazione della Corte Suprema nel corso degli anni) significano per l’industria militare miliardi di dollari l’anno di fatturato. I produttori non si fanno scoprire nel difendere con le unghie e con i denti quell’emendamento per salvaguardare affari miliardari, ma lo fanno dietro il paravento della difesa di un diritto inviolabile. Nessun presidente ha osato finora opporsi a questa imponente lobby. Semmai qualcuno ci abbia mai provato, non credo sia arrivato molto lontano.

E’ arrivato il momento che qualcuno urli in faccia agli americani queste cose.

Dal mio piccolo, ci provo con questo post.

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commenti
  1. ilpuntodilello ha detto:

    In effetti è proprio così. Gli americani sono, in un certo senso, schiavi della loro libertà. Hanno il diritto a difendere la propria casa, i propri cari, e per far questo possono andare inuna qualsiasi armeria a comprare fucile a pompa come noi possiamo chiedere un’aspirina in farmacia. Chiaro che tutto questo ha un prezzo: e cioè che la voglia di protezione (chiamiamola così) del mio vicino diventa potenzialmente una minaccia per me, che mi trovo ad abitare accanto ad uno con una Santa Barbara in cantina.
    La colpa delle persone sta nel non considerare il fatto che le armi, oltre a possederle, vanno custodite e non lasciate alla portata di chiunque (e questa è comunque una colpa enorme!). Ma detto questo è la legge che non deve rendere così facile l’accesso alle armi. Finché così sarà continueremo a sentire notizie come queste…. E faremo male a stupirci.

    • forsenonsai ha detto:

      Grazie del commento. Sono perfettamente d’accordo. Come ho detto nel post è una questione meramente aritmetica. Più armi da fuoco ci sono in circolazione, più aumenta il rischio di un uso improprio che se ne può fare.

      Inoltre, i media devono smetterla di cercare per forza un significato di queste stragi nel carattere di coloro che le compiono (malattia mentale, rapporto conflittuale con genitori e resto della società, emarginazione sociale). Queste problematiche esistono in miliardi di persone in tutto il mondo; e miliardi di persone in tutto il mondo ci convivono senza porre fine alla vita di altri. Se negli USA succede diversamente è solo perché in termini reali la numerosità delle armi da fuoco abbassa il livello di sicurezza.

      Grazie ancora. A presto.

      • ilpuntodilello ha detto:

        Questa mattina su Radio 24 Gianluca Nicoletti, padre di un ragazzo autistico, riprendeva con l’aiuto di alcuni ascoltatori esattamente queste problematiche: 1) le leggi americane consentono in primis la diffusione delle armi; 2) non è il possesso che, di per sé, costituisce un pericolo bensì l’errata custodia; 3) l’autismo non c’entra nulla con questa vicenda ed anzi offende tutti quelli che vivono quotidianamente in famiglia questo problema…

        C’è poco da fare… i giornali sbattono la notizia nella maniera che consente la maggiore spettacolarità. Purtroppo fare spettacolo è una cosa, fare in formazione è un’altra…

        Ciao ciao e complimenti.

  2. forsenonsai ha detto:

    Esattamente. A tal proposito ti rimando ad un interessante articolo in cui mi sono imbattuto oggi grazie al blogger fabioargiolas:

    http://solleviamoci.wordpress.com/2012/12/16/no-alla-caccia-alle-streghe-la-sindrome-di-asperger-non-e-la-causa-della-strage-di-bambini-nella-scuola-americana/

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